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"Goodbye Italy" stanno dicendo alcune imprese che hanno contribuito a far conoscere il Made in Italy a tutto il mondo.

Il nostro Paese, salvo poche eccezioni, sembra aver perso la capacità di valorizzare appieno i brand e le competenze di cui dispone, che passano sotto il controllo manageriale e finanziario dei grandi gruppi internazionali.

Luciano Benetton dichiara che se avesse vent’anni se ne andrebbe dall’Italia.

Francesco Pesci, Ceo del Gruppo Brioni sostiene l’esigenza «di mettere al servizio dei grandi gruppi tutta la tradizione e l’ingegno italiano». Si tratta però di grandi gruppi francesi visto che si accinge a entrare nell’orbita di Ppr, che si è già comprato Gucci e Bottega Veneta.

Lvmh acquisisce il controllo di Bulgari e apre uno stabilimento modello a Fiesso d’Artico, dove industrializza le competenze del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta.

Prada si quota a Hong Kong e vara il «Made in Prada» cioé il «Prada Milano made in… » che può essere in India, Giappone, Perù e Scozia.

L’Italia ha inventato la pizza, l’espresso, il cappuccino, i gelati ma lascia a Pizza Hut, Nestlé-Nespresso, Starbucks e Baskin-Robbins trasformarli in business mondiali.

Ecco perché nei Dialoghi 2011 ci interroghiamo sul futuro del Made in Italy.




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